Disabile, è ora di aggiornare i dizionari
Da Vanity Fair in edicola il 21 maggio
Aimee è una donna bellissima e atletica. Qualche anno fa ha vinto gare di velocità e salto in salto. Poi ha fatto la modella. L’attrice in qualche grosso film. E ora è in giuria per il festival di Taormina. Verrà in Italia il 13 giugno. Aimee Mullins ha perso le gambe quando era una bimba. E ha fatto tutto quello che ha fatto con delle protesi. Con alcune, per esempio quelle di vetro che usa per mettere le scarpe con il tacco, dimentichi che Aimee non ha le gambe. Con quelle che ha indossato per la foto di copertina del nuovo Wired invece è evidente. Ha scelto le powerfoot, l’ultimo modello realizzato dal professor Hugh Herr, capo del dipartimento di biomeccatronica del Mit di Boston. Nella foto Herr è accanto a Aimee, poggiato su un ginocchio, ripreso nell’atto di montare la protesi alla sua amica. Anche Hugh Herr ha le protesi powerfoot. Anche il professore ha perso le gambe: non era più un bambino, ma un ragazzo appassionato di scalate. Un giorno in montagna finì male, il ghiaccio gli congelò gli arti inferiori e dovettero amputarli. Aveva 17 anni: gli misero delle protesi e lui pensò “questa roba è tremenda, devo farne di migliori”. Da allora è diventato uno scienziato, le cose che fa le prova prima su se stesso. E se Pistorius è diventato Pistorius lo deve a questo professore del Mit. Hugh e Aimee hanno scelto di farsi fotografare assieme in una posa eroica, per mandare un messaggio al mondo: “Quelle che gli altri percepiscono come carenze sono il combustibile della nostra creatività”. E’ ora di scrivere sui dizionari nuovi sinonimi della parola disabile.
