Riccardo Luna

May 29 2009

Critical City, la mejo start up del 2009

da Vanity Fair del 27 maggio

Vi hanno piantato un albero nottetempo davanti al portone di casa? oppure qualcuno ha rimesso in uso e ridipinto la vecchia panchina dei giardinetti? O siete circondati da  stranieri che vanno in giro cantando allegramente il proprio inno nazionale? Non è grave, probabilmente siete finiti senza saperlo dentro uno dei giochi di Critical City.  Ovvero, come usare la potenza del web 2.0 per migliorare i posti in cui viviamo. L’idea è di due giovani bocconiani appassionati di economia no profit, Augusto e Duccio, assistiti dalla creatività di un architetto, Matteo, e di una videomaker, Chantal. Non si tratta del solito tentativo di trasformare i social network in un network reale (come ha fatto persino Veltroni quando ormai un anno fa ha invitato in discoteca i suoi “amici” di facebook), ma convogliare tutte le energie che si agitano su internet in un grande progetto collettivo: “Cambiare le nostre città”. Funziona così: si va sul sito di Critical City e ci si iscrive alla gara con gli altri membri della community. Per vincere occorre compiere delle missioni collettive, dei microprogetti creativi. E quindi “spegnere il computer, uscire di casa e costruire delle relazioni reali con gli altri utenti”. Obiettivo: trasformare le nostre città, “con una specie di agopuntura urbana”. Sembra velleitario? Può darsi, ma da quando è nata, il 1 giugno del 2007, Critical City ha razzolato premi in tutto il mondo. L’ultimo venerdì scorso a Roma quando ha sbancato il Techgarage 2009, ambito riconoscimento alle migliori start up del web e dei new media. Oltre alle targhe e a tre mesi spesati in Silicon Valley, i quattro moschettieri della rete si sono portati a casa 100 mila euro racimolati in meno di un minuto per alzata di mano fra i venture capitalist presenti in sala.

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