God is a blogstar? Il lato ludico dei blogger
Potrei dirvi che ho messo a serio rischio le ginocchia per la causa. O che io, romano, sono stato l’unico fra gli invitati a perdermi a Roma, finendo al Trullo invece che a viale Marconi. Stavo girando da mezzora con mia moglie fra vicoli oscuri seguendo la voce metallica del navigatore (“ricalcolo itinerario, ricalcolo itinerario…”) quando a un certo punto sul cel mi è arrivato un sms: “Qui mi linciano se non partiamo, dove sei?”. Ero al traguardo. Davanti a noi si stagliava un autobus a due piani attrezzato come una discoteca. Sotto il bar, sopra il dj. Sulla porta, gigantesco e gioviale, il padrone di casa, l’autore dell’sms. Lui, Alex, l’inventore del Ninja Marketing.
God is a blogstar c’era scritto sulle tshirt degli organizzatori.
Dentro il bus c’erano una cinquantina di blogger e esperti di new media reduci dalle discussioni del Romecamp. Il Barcamp di Roma. Per quelli che ancora non sapessero cos’è esattamente un barcamp, dirò solo: non è una tendopoli di baristi, né una mostra di aperitivi. Ma una s-conferenza, un raduno di appassionati di nuove tecnologie, senza una agenda precisa, ma con un fortissimo comun denominatore. Il collegamento alla Rete e soprattutto la convinzione che i nuovi media ci cambino completamente la vita. In meglio.
Insomma, dopo tante analisi e discussioni i blogger erano pronti per una serata diversa. Nessuna formale cena di chiusura lavori. “Si dice sempre che quelli di questo mondo non si sappiano divertire e che fra loro non ci siano donne, questo evento è la prova del contrario”, mi ha detto Alex facendomi largo nel bus. Che è partito subito assieme alla musica. La più divertente, allegra, trascinante musica da disco che possiate immaginare. Ed è iniziata la festa.
Erano le nove di sera di sabato 22 e questo bus, griffato Tech Lovers, ha iniziato a girare il centro di Roma con la sua tribù di tipi mooolto wired. Alcuni reduci dalla “colazione” che il 12 novembre ha segnato il count down dei cento giorni all’edicola. C’era per esempio Marco Camisani Calzolari, quello di Impresa 4.0; c’era Stefano Vitta, detto sul blog Aghenor, noto come il leader dei foneros. Non c’era a sorpresa Lele Dainesi, e Mirko Pallera, anche lui reduce dalla colazione, al microfono lo sfotteva: “Alla faccia di Lele!!!”, per poi aggiungere, “ma no, Lele, lo sai che ti vogliamo bene”.
C’era poi il presidente di Assodigitale Michele Ficara Manganelli che filmava il tutto con il telefonino e lo rimandava in diretta sul web. Sì in diretta, non c’è nulla di strano. Noi ballavamo, scatenati, nonostante il ballo su un bus in movimento sia la prova più dura per le ginocchia di un quarantenne dopo la Tre Tre di Madonna di Campiglio. Insomma, noi ballavamo cercando di non cadere ad ogni frenata e lui, Michele, sparava tutto sul Web. Lo stesso faceva la vera star della serata, Robin Good, “l’unico italiano ammesso come relatore al prossimo evento di Parigi, Le Web”. Robin saltava come un grillo e dava il ritmo a tutti. E intanto sui suoi account la tech movida veniva trasmessa live.
Non vi posto foto o video, che pure ho fatto. Perché se li cercate in rete ne trovate a bizzeffe. E di ottima qualità. Come trovate la cronaca “live” su vari twitter. Perchè questo in fondo distingueva il bus dei Tech Lovers da una festa qualunque: il bisogno di comunicarla, di trasmetterla in tempo reale, di lasciarne una evidenza digitale che tutti potessero vedere o rivedere. Perché la comunicazione, il network, anzi il live social network è vita. Una parte della nostra vita.
Quando a mezzanotte il bus ha fatto ritorno a viale Marconi, non potevo fare a meno di pensare che, festa o non festa, c’è una generazione di persone che ha un’altra cultura, un’altra energia, un’altra disponibilità verso il futuro, e che è fuori dal cono di luce dei giornali e delle tv tradizionali.
Anche per questo, in fondo, tra meno di tre mesi nascerà Wired in Italia.
