Wired Italia

Nov 26 2008

Le 10 cose più divertenti e il mistero della cover

Qualche giorno fa, durante una presentazione del progetto Wired, per stemperare un po’ il tono ufficiale e serioso di queste occasioni, ho chiuso elencando le dieci cose più divertenti o suggestive che avevo sentito in questi mesi sul progetto di Wired e sul numero zero. Erano queste, dal decimo posto al primo:

10) “Wired è il giornale che compravo di nascosto quando la mamma mi mandava a prendere il latte e mi tenevo il resto” Marco Magnocavallo

9) “E’ come avere un amico collegato su Skype che ti aggiorna su tutte le cose belle che stanno accadendo nel mondo” Giovane dirigente in un focus group milanese

8)   ”Se me cuntet su…Ciumbia!?” Traduzione per extra lombardi “Che cosa mi racconta??!” (credo…) Impiegato adulto hinterland milanese

7) “E’ il Vogue della tecnologia” Un papà hacker al quale non era piaciuto

6) “E’ come George Clooney, patinato ma sorprendente” Un impiegato curioso che invece ne era entusiasta

5) “Se fosse una città? Al confronto di Wired, Milano sembra Cinisello Balsamo” manager trentenne

4) “Mmmmh, questo Negroponte l’ho già sentito… chi è?” Giovane impiegato romano

3) “Yep, I followed the Mogulus stream, and the launch of Wired Italy is looking to be very good. Ah, I also subscribed! :)” David Orban sul suo blog

2) “E’ un’ora che guardo Colazione da Wired e non ho visto arrivare nemmeno una brioche… secondo me li hanno fregati” commento su Friendfeed

E al primo posto? Al primo posto avevo messo una finta cover di Wired che gira su internet che mi sfotte (dolcemente) per il passato a Il Romanista. Una cover divertente, dissacrante, efficacissima. Si vede Totti in una famosa immagina della pubblicità Vodafone con un vecchio filo dei tempi della Sip in mano e l’aria pacioccona. 

L’avevo messa al primo posto, primo perché non dobbiamo prenderci troppo sul serio sennò è finita. E quindi, ben venga la satira sul direttore. Secondo perché il problema della cover, della copertina, è vitale per un giornale. Ed è drammatico, oppure straordinariamente divertente, nel caso di Wired.

Mi spiego meglio. La pima pagina per un quotidiano è relativamente semplice. Quelli tradizionali mettono le news, secondo una gerarchia spesso simile, e aggiungono dei commenti. Quelli più politici o tifosi danno il titolo principale al commento, e quindi c’è un attacco o raramente un elogio. Quelli popolari, in Italia non ce ne sono se si eccettua la free press, mettono la cronaca nera, le storie di Vip o reali e il sesso (ultimamente l’economia visto che non c’è un euro).

Anche per i newsmagazine la strada è relativamente segnata. Da un lato ci sono i personaggi che emergono dalla settimana; dall’altro, in qualche raro caso, una inchiesta quasi sempre una denuncia. Per gli altri magazine ci sono i vip, le cosidette celebrities. Oppure, se si tratta di magazine specialistici, l’oggetto della specialità, e quindi una località di viaggi per un mensile di viaggi; una casa con un design molto particolare per un mensile di architettura; e un tecnogadget rigorosamente impugnato da una superdotata in bikini per un mensile di tecnologia. 

Ma Wired? Cosa deve mettere in copertina Wired? Se Wired è il mensile delle “big ideas changing the world”, come fa a mettere in copertina una idea? Chi sono le sue “celebrities”? Ce ne sono anche in Italia? La sfida è drammatica ma insieme affascinante soprattutto guardando al Wired Usa, alla sua straordinaria serie di copertine, coloratissime, stupefacenti, una diversa dall’altra senza un filo logico apparente che le tenga assieme. Il mese scorso per esempio una strepitosa pannocchia brillante come l’oro reggeva l’inchiesta sul cibo, questo mese c’è il faccione di Ray Ozzie con il piano segreto per salvare Microsoft. Può funzionare in Italia? 

Il metodo sì, ma va adattato alle nostre storie, mi dico. Insomma, difficilmente metterei Ray Ozzie nella copertina del Wired italiano (per quanto la storia dentro sia bellissima).

Mi facevo queste domande l’altra sera quando ho condiviso la mia idea di cover del primo numero di Wired con un vecchio amico che di editoria ne sa moltissimo. Gli ho detto che avevo in mente non una cover su una delle tante belle storie che stiamo confezionando, ma una cover “manifesto”, una cover da collezione che celebrasse intanto il fatto che Wired arriva in Italia e poi il fatto che se lo fa è perché ci sono degli italiani che tutti i giorni fanno qualcosa di “wired”, di proiettato nel futuro, usano la tecnologia con la speranza di rendere questo mondo un posto migliore. Bene, quel mio vecchio amico è un po’ rude (è per questo che gli voglio bene), e così mi ha detto: “L’idea della cover manifesto è di una presunzione giornalistica che sfiora la stupidità, una vera ciofeca. Mettici le torri di New York del numero zero e falla finita di fare il Rossetto” (Louis Rossetto, il fondatore di Wired per i pochi di voi che non lo sapessero).

Ecco, il mio amico è stato rozzo, ma è uno che la vede lunga. Certo, quella di replicare la cover del numero zero è una boutade con la quale voleva dirmi: sbatti in copertina la storia migliore e basta. Ora, sono due giorni che ci penso, e qualche buona soluzione credo di averla. Ma visto che siamo qui, che siamo in tanti, che vogliamo bene all’idea di Wired in Italia, e soprattutto visto che manca 84 giorni scarsi al debutto (quindi 54 per mandare in stampa la cover), mi sono detto: parliamone. 

Voi come ve l’aspettate la cover di Wired? Quale storia vorreste trovare nel primo numero? E quale faccia o quali facce? E quale opera tecnologica? Oppure preferite la cover manifesto alla faccia del mio vecchio e dotto amico? Il dibattito è aperto. Io intanto provo a vedere se la soluzione che mi è venuta in mente dopo aver parlato col mio amico può funzionare. 

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