Wired Italia

Dec 11 2008

"Sono il Farlocco. Non un Ladro. Un giornalista"

A volte di notte si scrivono le storie migliori. Lo spero perché è notte ormai, ma la storia vale. Anche se è solo una mezza storia. O anzi, la fine della storia. La breve storia del Riccardo Luna Farlocco, ovvero di quel tale che venerdì scorso mi ha rubato l’identità su Facebook. Cioé ha preso una mia foto, il mio nome, la mia data di nascita, il mio lavoro, ha aderito al gruppo “Odio Daria Bignardi” e si è messo a parlare con tutti i miei amici di FB. “Come stai? Che fai? Vieni a Milano? Qui è più tranquillo di Roma. E me pagano bene”.

Sabato vi ho raccontato di come l’ho scoperto (per caso, voleva diventare amico di mia moglie…), della emblematica telefonata con la polizia postale (“le denunce solo nei giorni feriali”) e dei post mandati in rete dai miei amici (veri) per avvisare del furto.

Ci sono state tante reazioni, molte solidali, altre invece piuttosto critiche per l’idea di fare una denuncia invece di limitarsi a combattere il ladro digitale con le sue stesse armi, quelle del web 2.0 (cosa che poi ho fatto). E oggi la storia è finita.

Il Farlocco è venuto allo scoperto. Mi ha scritto. Si è scusato. Sembrava sincero. E alla fine mi è apparso molto meno Farlocco. Anzi. Mi ha detto che mi ha derubato per farci pensare, per farmi pensare. Pensare a come stiamo nei social network, quanto di noi gli diamo, quanto siamo protetti e quanto siamo esposti.

Pensare, questo voleva l’ex Farlocco. E di questo gli sono grato.

Il Farlocco era nascosto fra i miei amici di FB. Aveva, ha tuttora un nome che non mi diceva nulla ma era sicuramente un nick; aveva una immagine dove si vedevano solo addominali scolpiti come in una cover di Men’s Health; e un profilo che non avevo avuto tempo di leggere ma che, con meno fretta di vivere, avrebbe messo in allarme anche un cretino. Ma abbiamo sempre fretta, purtroppo.

Ecco il suo post. “Sono un ladro d’identità. Ho plagiato scrittori, artisti, calciatori, giornalisti. Vivo un paio di giorni nei loro panni, creo scompiglio e mi dileguo. Tra questi c’è Riccardo Luna a cui rivolgo le mie scuse e forse anche più che a lui, ai suoi amici, a cui ho scippato pure fiducia e buona fede. Perché lo faccio? Non sono né malintenzionato né del tutto spostato (bè, sì forse questo sì). Consideratela una via di mezzo tra l’esperimento e la provocazione, come quei manifestanti che s’arrampicano sui grattacieli per srotolare striscioni: rischio a mille, vantaggi pratici a zero. Non so se vi può consolare ma tra tutte le comunità che ho violato siete quella che ha reagito più tempestivamente e in modo compatto. Evidentemente avete skill superiori. Non avevo dubbi. Però Nicky è il cavallo di Troia che alligna qui da settimane e nessuno se ne è accorto. Nonostante una foto che più fake di così si muore (alle tante e ai tanti che mi chiedevano dei miei addominali: darei una vita senza MAc per averli così). Eppure date una occhiata al mio profilo: sono nazista, sadico, massone. Più altri spiccioli terrificanti. Ho ricevuto un buon 90 per cento di OK alle mie richieste di amicizia, e praticamente nessuno mi ha più cancellato. Senza  contare quelle che ho ricevuto. E’ l’approfondimento che cerco attraverso queste prove (ripugnanti, concordo). I dati di Riccardo Luna avrei potuto ricavarli comunque: è un personaggio pubblico, e quelle quattro indicazioni che ho inserito le avrei trovate sull’albo dei giornalisti. Ma tutti gli altri che me li hanno regalati? Direte: che ci guadagni? Io, niente, se non senso di colpa. Un hacker non al grado zero della scala evolutiva come me, moltissimo: dall’accesso a tutti i vostri account di posta fino ai conti correnti. Me l’ha confessato uno che se ne intende molto piu’ di Nicky Nick. Pero’ di FB si ha solo la versione edulcorata del giardino degli amici. Ovvio che e’ un mezzo e quindi neutro, ma la sua architettura facilita gli impulsi peggiori. Per esempio, perche’accetta due Riccardo Luna, nati nello stesso giorno, nella stessa citta’? E come l’ho fatto io, senza scopi davvero nefasti, puo’ farlo chiunque altro, decuplicando lo stesso profilo. Negli Usa c’e’ da tempo un movimento d’opinione che sta spingendo i proprietari ad alzare il livello della privacy. Da noi, zero. Chissa’, ho l’illusione che tutte le noie che vi ho dato possano contribuire a creare una discussione anche tra voi. Come finira’ la storia del ladro d’identita’, lo scoprirete quando pubblichero’ questa inchiesta su un vecchio giornale cartaceo. Li’ ci sara’ anche la mia vera firma e, da quel momento, la mia faccia e saro’ facilmente raggiungibile anche nel mondo reale. Se avete pazienza, vi chiedo pero’ d’aspettare qualche settimana. Nel frattempo, rimarro’ qui pochi giorni ancora come Nicky Nick per registrare le vostre reazioni, se ci saranno. Poi anche come Nicky Nick spariro’ per sempre, e con me i miei addominali d’acciaio. Un augurio di felicita’ virtuale, ma soprattutto reale a tutti voi”.

Chapeau! Per uno come me innamorato del vero giornalismo investigativo, del dubbio, delle verità nascoste, a questo punto la speranza è che il Ladro Gentiluomo pubblichi davvero una bella inchiesta su Facebook e che serva a qualcosa perché per questo ci sono i giornali e i giornalisti. Per raccontarci storie che ci fanno pensare. E alla fine se il giornalista ha fatto bene il suo lavoro, non ci sentiamo derubati, non dico dell’identità ma neanche del nostro tempo. Ci sentiamo più ricchi. Come me questa notte. 

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