L’attesa. La pressione. L’entusiasmo.
La pausa natalizia è volata e si è portata via l’influenza cattiva che mi ha costretto a letto. E a leggere poco. Collegarmi poco. Scrivere poco. Ogni tanto fa bene però. Fa bene il silenzio, fa bene ascoltarsi, guardare. Pensare. Sto facendo Wired, me ne rendo conto? Stiamo facendo Wired, stiamo portando in Italia il leggendario magazine di San Francisco. Ce ne rendiamo conto? Ogni giorno mi vado a rivedere i messaggi sul gruppo Wired Italia su Facebook. E ogni giorno, fateci caso, ogni giorno c’è almeno uno che scrive di essersi abbonato a un mensile che ancora non c’è. Che non può aver visto. A un progetto che conosce poco. E quindi a cosa si abbonano? A una idea, a una speranza. Lo dicono loro, alla speranza di un giornale diverso, di un insieme di pagine con dentro un’anima, a un prodotto editoriale che racconti un’altra Italia, un altro mondo, un luogo dove il futuro non fa paura perché c’è qualcuno che sta lavorando per un mondo migliore. Wired, non solo un magazine, dico quando ne parlo, ma una fonte di energia rinnovabile. La nostra, la vostra energia. Ecco quei messaggi su Facebook mi spaventano e mi fomentano allo stesso tempo. Mi spaventa l’aspettativa che c’è per Wired, spero di essere all’altezza; mi responsabilizzano quelli che scrivono “perfavore non fateci un altro giornale lifestyle di vip”. E mi fomentano però, perché sentiamo di aver preso la strada giusta, quando, ormai quasi un anno fa, sono salito su un aereo per New York per incontrare Chris Anderson, il direttore del “vero” Wired, e chiedergli “che roba è davvero Wired?”.
E’ trascorso quasi un anno, era il 12 febbraio, e ormai mancano davvero pochi giorni al nostro debutto in edicola. Su wewired.it il contatore sta entrando nei 40 giorni. Vuol dire che noi, in redazione, a piazza Castello a Milano, ne abbiamo 25 per mandare in stampa il primo numero, quello che tutti aspettano per dirti “finalmente” oppure “lo sapevo, era meglio l’originale americano”. 25 giorni, sono un nulla. Sono poco più dei giorni della pausa natalizia. Voleranno, anche questi. E sentiremo, già la sentiamo, la pressione, l’ansia, la paura di sbagliare, ma anche e soprattutto l’entusiasmo per una cosa che ci emoziona dentro. Voleranno, questi 25 giorni.
Poi, dal 19 febbraio, speriamo di volare anche noi.
Buon anno e bentornati
