Riccardo Luna

Jan 25 2009

L’ultima settimana prima di Wired

Ultima settimana, ultimo Roma-Milano (forse) prima di chiudere il numero 1, e chiudere gli occhi e premere start. Stampiamolo e vediamo che succede. L’effetto che fa. I saloni dell’aeroporto di Fiumicino sono deserti, come quelli visti tante volte in questi mesi alle sei del mattino del lunedì, quando volevo partire presto per iniziare subito. Ma presto e subito non bastano più adesso, e quindi stavolta parto di domenica sera. Domani sarà lunghissimo. 

L’ultima settimana. Mille cose devono andare al posto giusto, tutte insieme. Gli ultimi, fondamentali ritocchi al giornale, il testo della cover, il mio editoriale che come al solito nella mia vita, scriverò all’ultimo secondo, con la musica giusta nelle orecchie e il cuore a mille. E la speranza che le parole mi vengano fuori facili. Dirette. Sincere. Non banali. Sembra facile, ma provate a mettere giù in milleduecento battute un progetto lungo un anno, un sogno (editoriale) lungo dieci anni. Ma c’è tempo per quello, ancora cinque giorni. Lo scriverò giovedì notte. Prima c’è la campagna di lancio, quella sugli abbonamenti. E la prima riunione sul numero 2 che faremo domattina. Dopo un progetto così lungo, iniziare a produrre un numero al mese è come scendere in campo per una gara che non hai mai fatto prima, ma per la quale ti sei allenato da sempre. E’ la tua gara, ma all’inizio sarà durissima prendere il ritmo. O forse no, forse sarà solo esaltante. Sentiamo un entusiasmo e una curiosità attorno a noi che ci esaltano, e ci spaventano assieme. L’altro giorno uno dei massimi dirigenti della Condé Nast (il nostro editore per chi non lo sapesse) mi ha detto: “Qualcuno pensa che siamo matti a lanciare un nuovo magazine nel pieno di una crisi come questa”. “E invece è proprio perché c’è questa crisi che è il momento giusto per lanciare Wired”, gli ho detto (ma lui lo sapeva già spero). 

Il momento giusto. Speriamo anche di aver fatto il progetto giusto. E il giornale giusto. In fondo, penso, il 19 febbraio finisce un percorso ma inizia Wired. Ci sarà tempo, mese dopo mese per migliorare, aggiustare il tiro, acquisire sicurezza e personalità. Ma invece so che non è così, il primo numero non lo possiamo sbagliare, si deve capire subito che è un altro giornale, una roba mai vista prima in Italia, non per gli effetti speciali (che pure ci saranno), ma per l’energia che dovrà venire fuori dalle pagine. Per le storie poderose di chi cerca di cambiare il mondo in meglio. Ripasso mentalmente il timone del primo numero e mi chiedo: ci siamo riusciti? Alcuni di quelli che l’hanno visto mi hanno parlato di scelte catastrofiche, o errori madornali; altri mi hanno confortato dicendo che è geniale a partire dalla cover. Spero che i primi siano solo molto ansiosi e i secondi non mi abbiano illuso. Noi in fondo al cuore siamo convinti di aver fatto quasi tutto il possibile. Quasi, perché manca ancora una settimana. L’ultima, lunghissima settimana prima di Wired. 

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