Per Manteblog e i suoi fratelli
Qualche giorno fa su Manteblog si è aperto un interessante dibattito (critico) sul primo numero di Wired. Visto che Massimo Mantellini mi ha offerto disponibilità ad ospitare una mia replica, l’ho mandata adesso. La riposto qui in modo che serva a tutti quelli che in qualche modo hanno commentato il debutto di Wired.
Caro Massimo, grazie dell’ospitalità e scusa il ritardo. Il varo di Wired in tempi di crisi è complesso, esaltante ma extremely time consuming…. Ho seguito con attenzione i commenti al tuo post su Wired e vorrei chiarire alcune cose. Intanto preferisco non parlare del sito: è gestito da un’altra società, in un’altra città, in un altro paese, da un’altra redazione e da un altro direttore. A wired.it faccio i migliori auguri e assicuro piena collaborazione ma non tocca a me difenderli da eventuali critiche.
Le sacrosante critiche a Wired invece me le prendo tutte. Del resto, in un recente live sul sito di Current, rispondendo alla domanda del sondaggio pubblico su quale fosse il gradimento del primo numero, io ho risposto “migliorabile”, che è l’auspicio per tutto quello che faccio. Tutte le cose che faccio, spero, sono migliorabili visto che sono necessariamente imperfette. Se non lo fossero migliorabili vorrebbe dire che sono totalmente sbagliate e spero che non sia il caso di Wired (la strepitosa partenza in edicola, presto daremo i dati finali, mi fa sperare che non sia questo il caso).
Tema pubblicità. Quando è partito il progetto ho chiesto e ottenuto che Wired avesse una percentuale massima inferiore a tutti gli altri magazine (35 invece di 48) e un numero chiuso (ma più di 90 pagine pubblicitarie, nel primo numero erano 85). E’ un fatto, non è un opinione. Del resto la tremenda crisi che si sta abbattendo sull’editoria renderà presto superate queste obiezioni.
Tema superficialità. Ognuno è libero di pensarla come vuole, ma Wired è l’unico giornale italiano ad avere il coraggio di pubblicare storie anche di 40 mila battute (mentre la media degli altri a fatica supera le 5 mila). L’auto elettrica e Arduino erano superficiali? Mai letto in Italia cose così approfondite se non su un libro. Ma ripeto, ciascuno può pensarla come vuole, è ovvio.
Tema Rossetto. Il manifesto di Wired non erano una serie di frasi arrangiate e senza senso, ma un documento inedito che Louis Rossetto mi ha donato, ovvero il manifesto che scrisse nel 1991 per convincere Negroponte & C. a investire in Wired. Una chicca per chi ama Wired e la stampa in genere. Ma anche per chi ama internet.
Tema Test. Qui vorrei essere molto chiaro. Nessuna marchetta. Così come in Wired Us, ci siamo presi il diritto di stangare o criticare quello che non va. I prodotti li proviamo davvero, ma capisco che su questo tema, in un paese fondato sulle marchette ci possa essere un po’ di diffidenza.
Tema Il Romanista. Nella mia vita ho fatto tante cose, più o meno affini a Wired. Alcune molto affini a Wired. Il Romanista è stato per quattro anni e mezzo il primo e unico quotidiano al mondo dedicato a una squadra di calcio. La Voce di Montanelli è durata nove mesi e visto che io sono infinitamente meno bravo di Montanelli, qualche innovazione l’avrò portata anche lì.
Tema Nova. Me la tengo stretta anche io. Wired è un’altra cosa, ma non mi pare che il territorio dell’innovazione in Italia sia così affollato. Anzi, c’è posto per tutti credo.
Un caro saluto
Riccardo
