Amecomunicare... l'impatto zero
Per Avoicomunicare (Telecom) ho scritto queste riflessioni su inquinamento ed energie rinnovabili…
Temo che la crisi economica spazzerà via l’impatto zero, la lotta al global warming, l’effetto serra.
Per ora sono solo piccoli segnali, oppure segnali nemmeno tanto piccoli come la mozione che il nostro Parlamento si appresta a votare. “I cambiamenti climatici sono minimi, e comunque non sarebbero dannosi”, recita. E’ solo una mozione, è vero, ma questo è l’anno che si concluderà con la Conferenza di Copenaghen sul clima.
In un senso o nell’altro una decisione andrà presa. E con la disoccupazione ai massimi e ogni giorno nuove imprese che chiudono, a chi gliene importa della Co2? E’ come se l’argomento fosse stato derubricato.
Fateci caso: fino all’anno scorso c’era una emergenza auto quotidiana. Ma era il fatto che le auto inquinavano troppo: targhe alterne e domeniche a piedi erano appuntamenti fissi. Ora c’è un’altra emergenza auto: è che non si vendono, restano lì, nelle fabbriche, mentre i manager vengono licenziati e i lavoratori vanno in mobilità. Così le polveri sottili sono scomparse dai giornali e dalle tv. Sono scomparse anche dall’aria che respiriamo? Oppure l’aria di crisi non ce le fa notare più?
Forse sono troppo sottili rispetto al morso dei problemi che oggi molti si trovano ad affrontare.
Per ora sono solo segnali, ma andrebbero affrontati per tempo. Perché la crisi è una occasione ma anche un dovere: quello di aggiornare gli impianti e le fabbriche utilizzando tecnologie meno inquinanti. E’ possibile e conviene, ci sono decine di studi che lo dimostrano, ci sono centinaia di casi nel mondo che lo confermano ogni giorno. Energie rinnovabili, risparmi energetici, ottimizzazioni non sono optional, sono scelte obbligate. Convengono a chi le adotta e convengono a tutti noi che nel pianeta Terra abitiamo. Non a caso negli Usa il piano Obama prevede investimenti giganteschi nel cd settore verde. Perché è un bene per tutti.
L’obiettivo impatto zero deve quindi diventare quindi un comandamento per le aziende ma può diventare uno stile di vita per tutti noi. Non si tratta di smettere di fare le doccia o andare a piedi. Ma vivere senza sprechi. In fondo quello che questa crisi ci insegna è che uno stile di vita sbagliato ci ha portato sull’orlo del baratro. Le risorse non sono infinite, i soldi non si producono dal nulla, dobbiamo costruire più di quello che consumiamo. Sono concetti semplici, che non dovrebbero spaventare nessuno. Si tratta di entrare in una fase di nuova consapevolezza. Per esempio di quanto inquiniamo, o meglio, di quanta Terra consumiamo. Ne avete idea? Io per esempio mi sono sottoposto ad un esperimento: mi sono fatto calcolare da una società specializzata tutte le mie emissioni di Co2 del 2009.
E’ stato interessante notare come certe scelte (abolire la stampante, leggere molti giornali online) fossero premianti rispetto ai viaggi settimanali Roma-Milano (superdannosi ma inevitabili, anche se in treno le emissioni sono molte meno). Alla fine la società specializzata,AzzeraCo2, mi ha presentato il conto: quest’anno produrrò 22 tonnellate di diossido di carbonio. Pari alla piantumazione di 32 alberi. Li metteremo nel parco Nord di Milano. Un boschetto wired. Mi rendo conto che oggi un privato ha ben altri problemi che far piantare alberi nei parchi cittadini (anche se una legge italiana del ‘92 praticamente mai applicata, impone ai comuni di piantare un albero per ogni neonato). Me ne rendo conto. Ma vorrei che l’impatto zero non sparisse dalla nostra agenda e dal nostro nuovo sistema di valori. Se oggi siamo nella situazione in cui siamo è anche perché la nostra economia si è basata sullo spreco sistematico delle risorse del pianeta. Ricordiamocelo, mentre cerchiamo la strada per ripartire.
